'U vuriu 'i Mingnuonzu


Home Caronia I Nebrodi Cultura popolare Senza Bavaglio Links

 

Nel territorio dei Nebrodi o Caronie sono presenti numerosi specchi d'acqua che, a seconda delle caratteristiche morfologiche, vengono comunemente chiamati "vuriu", " margiu" o "lagu". "'U vuriu" è uno specchio d'acqua di modesta estensione e che presenta una certa profondità; invece "'u margiu" è uno specchio d'acqua costituito da acqua superficiale (falda affiorante) e recante vegetazione palustre. Il termine "lagu", infine, è riservato a specchi d'acqua di estensione più rilevante con notevoli profondità.

Per quando concerne il territorio del comune di Caronia tra i più interessanti specchi d'acqua naturali si ricordano: il vurio Minghionze ed il lago Zilio. Questi ospitano varie forme di vegetazione che possono essere così sintetizzate: piante galleggianti, piante sommerse e piante palustri; una fra le piante acquatiche più interessanti per la flora siciliana - presente nel lago zilio - è rappresentata dall'erba-vescica delle risaie (Utricularia Australis) che è una pianta carnivora natante, portante delle piccole vescichette ovoidee.

Gli specchi d'acqua, come "'u vuriu 'i Mingnuonzu" e "'u lagu Ziliu", costituiscono habitat peculiari per la vita animale e vegetale; infatti in questo ambiente si trovano una miriade di organismi ed una particolare flora che comprende specie particolarmente rare e anche esclusive dei monti Nebrodi.

E' importante sottolineare che, per cause prevalentemente antropiche, gli specchi d'acqua e gli ambienti umidi in generale sono sottoposti a processi di alterazione (eutrofizzazione), o distruzione (captazione delle sorgenti e riduzione delle falde) con gravi conseguenze sulla biocenosi fino alla scomparsa ed estinzione di varie forme di vita.

Il nostro "vuriu 'i Mingnuonzu" è entrato nella leggenda poiché si racconta che per giungere a toccare il fondo, furono impiegate "setti cordi 'i carricari" (sette funi da carico, corrispondenti a circa 200 mt.). Inoltre la leggenda continua a riferire che nelle sue profondità viveva un animale preistorico simile ad un serpente e che i contadini del luogo chiamavano "sugghiu"; questi raccontano di averlo visto affiorare alle acque e ghermire un vitello che imprudentemente si era avvicinato per dissetarsi. A questo punto, ci chiediamo se non sia necessario un altro San Giorgio per uccidere il drago; anche se, a nostro avviso, date le odierne ridotte dimensioni del vurio, solo qualche piccolo serpentello potrebbe ancora albergarvi!!!

 

(Tratto dal Calennariu Carunisi 2002 - Mese di Ottobre)