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Antistante la costa, nei pressi di Torre del Lauro (frazione del territorio caronese), c'è un grosso scoglio chiamato "'A Petra ri San m'Brasi" perché, secondo un'antica leggenda il Santo Vescovo sedette su quella roccia.
"Ri Santa Lucia a Natali, durici jorna a cuntari" (da Santa Lucia a Natale dodici giorni devi contare): iniziava così una delle credenze popolari più curiose e affascinati che i contadini Caronesi si tramandavano da padre in figlio. Questa consisteva nel porre particolare attenzione ai fenomeni meteorologici che si verificavano nei giorni successivi a quello di Santa Lucia, ovvero dal 14 al 25 dicembre; ed in pratica ad ogni giorno si identificava un mese dell'anno: così, per esempio, se fosse piovuto il giorno 18, era ipotizzabile che nel mese di maggio dell'anno venturo ci sarebbe stata pioggia. Questo conteggio (come se fosse una prova del nove) si ripeteva dal giorno 26 dicembre al 6 gennaio, ma con la variante che i mesi venivano contati a ritroso. Con questo sistema i contadini Caronesi si orientavano sulle varie colture che ponevano in essere.
Nella parete del terrazzo della Chiesa Madre esisteva un orologio solare. Era stato disegnato dal Reverendo Fortunato Triscari, il quale fece dipingere sul muro dove l'orologio era posto delle inusuali figurazioni grafiche che, con l'ombra proiettata dal perno detto "gnomone" fissato in alto servivano a segnare le ore. Nella parte inferiore sinistra del quadrante, lo stesso Reverendo fece scrivere questi versi, apparentemente angoscianti, invece straordinari: Mortal che passi alza lo sguardo e trema se quanto tempo qui segna in te si scema. da Pietro Fiore - Ducezio Calacta Caronia - 1991
Caroniti frazione di Joppolo in provincia di Vibo Valentia si chiama cosi? Il piccolo borgo calabro fu fondato da una famiglia siciliana proveniente da Caronia che vi si stabilì dando così il nome all'attuale frazione di Joppolo. Ma la cosa che ci riempie ancora più di gioia è che, secondo Don Bruno Sodaro autore della pubblicazione "Santi e beati di Calabria" (pubblicato da Virgiglio editore nel 1996), il celebre San Gennaro, venerato dai Napoletani, è nato proprio a Caroniti, dove vi trascorse la sua fanciullezza. Straordinariamente la storia del famoso vescovo di Benevento e Santo Patrono di Napoli, si intreccia con la storia della nostra Caronia.
A fare realizzare i "Misteri della Passione" è stato l'Arc. Antonino Lupica. Per rendere più maestosa e completa la processione del Venerdì Santo, l'Arciprete Antonino Lupica, nel lontano 1916 (a sue spese) fece eseguire dalla Ditta Malecore di Lecce, i seguenti misteri: - Gesù nell'orto confortato dall'angelo - Gesù legato alla colonna e flagellato - Gesù che si avvia al calvario portando la croce - Gesù morto deposto nella bara. I misteri costarono 975 lire e furono donati dall'Arciprete Lupica alla Venerabile Chiesa Madre, facendo voti che nell'avvenire si costruisse una cappella detta della Passione, per collocarvi degnamente i Santi Misteri. Notizie del Prof. Pietro Fiore
La "Via nova" (ovvero la via Ruggero Orlando) viene detta così? Come dice la parola stessa, venne chiamata così poiché era in effetti una strada nuova; venne infatti realizzata presumibilmente intorno al 1870. Fu intitolata all'omonimo nonno del compianto giornalista Ruggero Orlando poiché il terreno dove sono state costruite sia le case che la strada, gli apparteneva e costui era certamente una persona di cultura oltre che benestante, considerato oltremodo che la villa, oggi sede del Parco dei Nebrodi, fu fatta costruire dallo stesso che ne fece la dimora familiare.
Anche a Caronia una volta ne esisteva uno. Il "lavatoriu" sorgeva alla periferia sud del paese, esattamente al posto del piccolo parcheggio sito di fronte alla Caserma della Guardia Forestale. Allora, sul posto esisteva un piccolo poggio sul quale era adagiato lo spazioso lavatoio. Gli amministratori del tempo lo avevano fatto costruire per dare la possibilità di lavare la biancheria a chi, non aveva in casa l'acqua corrente o lo spazio necessario. Prima di tale costruzione, le donne di Caronia, erano solito lavare le loro "trusciteddi ri robbi" alla "sciumara". E' da questo tipo di attività che nasce il proverbio: "Unni c'è ciappa 'un c'è sciumi, unni c'è sciumi 'un c'è ciappa". da Pietro Fiore - Ducezio Calacta Caronia - 1991
Fino al giugno del 1952 esisteva una chiesa dedicata a S. Antonio. Era sita in piazza Calacta, più specificatamente nei locali dell'ex A.C.L.I., oggi sede dell'Azione Cattolica. La chiesa era una grande stanza di forma quadrata, con le pareti nude e con un solo altare. Durante i festeggiamenti di S. Antonino - che allora si celebravano due settimane dopo quelli in onore di S. Biagio - a ridosso della piccola chiesa veniva costruito il palco dove si esibiva, sempre con grande successo, la rinomata banda musicale cittadina. da Pietro Fiore - Ducezio Calacta Caronia - 1991
Un' usanza caronese ormai del tutto in disuso, era quella "ri fari 'i muorti", che vedeva come protagonisti i bambini: in special modo quelli meno abbienti. Per il due novembre, i "picciritri" andavano a bussare in ogni abitazione del paese dicendo: "mi fa 'i muorti?", cioè domandavano, in ricordo dei defunti di quella casa, qualche piccolo dono che allora poteva consistere in poche castagne, qualche frutto secco, dei biscotti e, per i più fortunati, pochi spiccioli. Appare evidente la somiglianza con la più moderna, conosciuta - ma poi per i caronesi non così "straniera" - festa di Halloween.
Perché "'a strata 'ranni" (via Calacta) si chiama così? Un tempo quando il centro storico era circondato da una estesa cinta muraria, questa strada che partiva dalla "Porta Turri", era la strada più grande e veniva chiamata "Strata Mastra". Sembrerebbe assurdo, ma fino agli anni '50, il centro per così dire "commerciale" del paese, era proprio piazza Calacta, dove oltre la cappelletta più antica del paese che, fortunatamente esiste ancora, vi erano anche la Chiesa di S. Antonio e diverse botteghe. da Pietro Fiore - Ducezio Calacta Caronia - 1991
UN'ESPERIENZA DA RICORDARE: LA RADIO PARROCCHIALE Alla fine degli anni '80, essendo Parroco l'Arc. Calogero Caputo e Viceparroco Don Franco Vaccaro, si è avviata all'interno della parrocchia l'attività di un'emittente radiofonica: Radio Parrocchiale. Per tanti questa è stata un'esperienza straordinaria, degna di essere ricordata per i frutti raccolti, sia nel campo giovanile, come pure nell'ambito delle famiglie, e delle persone anziane prive della possibilità di partecipare direttamente alla vita parrocchiale. Per la realizzazione dei programmi era disponibile un'equipe non indifferente di giovani ed adulti, ben coordinati e diretti da Antonino Trigona, Salvatore Ferro, Antonino Ferlito, Michele Bodanza e Massimo Terrana. La radio non trasmetteva solo le funzioni religiose che si svolgevano in parrocchia, ma anche trasmissioni di musica, sport, formazione religiosa, informazione ed altro. Ricordiamo l'entusiasmo suscitato dalle tombolate nel periodo natalizio: tutte le famiglie erano sintonizzate con la radio parrocchiale felici di poter giocare e così sostenere economicamente la radio stessa, ribattezzata R.P.C. 100 (cioè Radio Parrocchiale Caronia che trasmetteva sui 100 mhz in modulazione di frequenza), sentita da tutti come una compagna e una struttura importante per la vita del paese. A distanza di anni da quando la radio parrocchiale ha cessato di trasmettere, ci viene da pensare: era superflua e rifletteva solo la moda del momento, oppure era uno strumento valido? Adesso che più non c'è, ne sentiamo profondamente la mancanza, perché era una struttura valida, anzi validissima: manteneva i contatti tra parrochia e famiglie dal punto di vista catechistico, religioso, formativo; era valida perché impegnava un numero considerevole di giovani per la realizzazione dei vari programmi e creava quindi un'occasione positiva di aggregazione; era valida perché - non limitandosi a trasmettere cose religiose - metteva in contatto la parrocchia con il mondo giovanile dal punto di vista sportivo e ricreativo in generale. Ricordando con rammarico questa esperienza ormai conclusa vogliamo sottolineare il grande valore educativo che essa ha avuto per un gruppo di giovani che accanto ai sacerdoti hanno dato a tutta la comunità testimonianza di impegno sia dal punto di vista organizzativo, del lavoro di gruppo, dell'abnegazione per superare le varie difficoltà economiche, della disponibilità generosa di tempo.
Questo trattamento veniva praticato al fine di calmare il dolore di schiena. Si prendeva una moneta (di norma antica) e si avvolgeva in un piccolo pezzo di stoffa (tila ri casa) come per formare un sacchettino di confetti; il ciuffo di stoffa libero si sfilacciava e si ungeva di olio. Dopo aver appoggiato la moneta così avvolta sulla parte dolorante, si dava fuoco al ciuffetto e subito si copriva il tutto con un bicchiere di vetro. Consumato l'ossigeno all'interno del bicchiere, la fiamma si spegneva e, raffreddandosi il tutto, si generava una depressione che, sollevando la parte del corpo sottostante, arrecava un certo sollievo al dolore. Questi trattamenti potevano essere ripetuti, in dipendenza dell'intensità del dolore e della estensione della zona dolorante, ma….. sempre in numero dispari!!!
I "nemici" caduti in guerra, ed in special modo a quei soldati che perirono negli scontri verificatisi nel nostro territorio, per diversi anni rimasero sepolti nel cimitero di guerra approntato in una spianata in contrada Buzza adiacente all'attuale rifornimento di carburante; i loro resti mortali sono rimasti in questo luogo per una ventina di anni, identificati da una semplice croce bianca recante un piccolo cartellino. Successivamente, con una solenne cerimonia religiosa, tali resti furono quindi raccolti in piccole urne consegnate ai familiari o trasferiti in cimiteri di guerra più importanti. Niente è rimasto a ricordo di questi accadimenti, tanto che le nuove generazioni sconoscono l'esistenza di questo luogo "allora" sacro.
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