Emigrazione


Home Caronia I Nebrodi Cultura popolare Senza Bavaglio Links

 

Il fenomeno emigratorio Caronese si inserisce in quello più generale verificatosi in Sicilia. In esso si possono distinguere tre fasi.

  1. Agli inizi del secolo l'emigrazione è transoceanica e conduce verso l'America del Nord e del Sud. E' l'estrema indigenza, l'impossibilità di soddisfare i bisogni primari, che fa muovere la gente che qui lascia il poco che ha, andando incontro all'incognito, armato solo di speranze. Questi nostri compaesani trovano spesso situazioni più disperate di quelle che hanno lasciato ed alcuni di essi non hanno più dato notizie di se. In questo periodi in tutta la Sicilia si assiste al fenomeno, retaggio del medioevo, del latifondo: a Caronia quest'ultimo è rappresentato quasi per intero dai terreni dei Pignatelli, che erano fra l'altro proprietari del castello. La causa principale di questa emigrazione è da ricercare quindi nello sfruttamento, da parte dei proprietari terrieri, dei contadini che non traggono il sostentamento dal loro duro lavoro su terreni ingrati.

  2. Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, grandi speranze avevano suscitato le leggi di riforma agraria che intendevano abolire il feudo e ridistribuire la terra divisa in lotti ('a lotta) a chi ne faceva richiesta. Nella fase attuativa la riforma interessò esclusivamente la grande proprietà terriera che si vide espropriata della quasi totalità dei terreni: in massima parte marginali, che diedero origine a lotti di terreno aventi estensione insufficiente ad assicurare un reddito bastevole per la famiglia contadina. Inoltre l'ente preposto all'assegnazione della terra ben poco fece per realizzare opere di miglioramento fondiario che permettessero la creazione e l'avvio di una vera azienda, ne tantomeno curò la formazione di una categoria di proprietari contadini: poco muto quindi dal punto di vista economico. Così negli anni sessanta, in seguito alle nuove opportunità offerte dagli altri settori produttivi del settentrione e dell'Europa, si verifica l'abbandono e la fuga dalle campagne ed il tramonto quindi del mito della proprietà nei ceti rurali: diminuiscono significativamente gli ettari coltivati. Il consuntivo di tale esodo è disastroso: la diminuzione degli attivi in agricoltura non ha assunto in Sicilia l'aspetto che è proprio delle economie sviluppate, ma si è invece tradotto in un autentico impoverimento umano generalizzato: oltre all'aspetto economico, si è assistito a Caronia ad un vuoto generazionale che ha contribuito nel far perdere la continuità delle nostre radici e della nostra cultura.

  3. Attualmente Caronia, come tanti piccoli paesi del Sud, non offre sufficienti occasioni di lavoro ai giovani e quindi, in modi e tempi diversi da quelli precedenti, emigrano: non vanno via spinti dalla estrema necessità in quanto i cosiddetti ammortizzatori sociali consentono di vivacchiare; non vanno via attratti da favorevoli condizioni presenti al Nord, dove attualmente si vive una profonda crisi occupazionale generalizzata; vanno via solo quando, partecipando ai vari concorsi, ottengono un posto di lavoro, nelle forze armate, nei vari settori del pubblico impiego, ecc. e cercano, nel tempo, di ottenere il trasferimento per lavorare nei grossi centri viciniori per essere vicini agli anziani genitori ed al paese.

Appare evidente la relazione fra depressione economica ed emigrazione. Oggi occorre riflettere, in considerazione anche della crisi del lavoro in tutto il territorio nazionale ed oltre, sulla necessità di un ritorno all'agricoltura quale occasione di attività economica svolta a carattere imprenditoriale, sfruttando le potenzialità del nostro territorio legate soprattutto alle risorse derivanti dall'ambiente. Per realizzare ciò, esistono svariati incentivi di ordine economico, ma se non ci impegniamo in prima persona ed aspettiamo che siano quindi gli altri ad elargirci idee e mezzi, non otterremo mai nulla di veramente risolutivo e duraturo.

 

(Tratto dal Calennariu Carunisi 1999 - Mese di Agosto)