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I copiosi attacchi della mosca olearia, nei confronti della quale non si adottano adeguati sistemi di controllo e di lotta, errate pratiche colturali quali la ritardata raccolta da terra, la successiva cattiva conservazione ed inidonea trasformazione delle olive, compromettono la qualità delle stesse e quindi dell'olio ottenuto. Da alcuni anni stiamo assistendo alla realizzazione di alcuni impianti di oliveti razionali (grazie agli incentivi economici previsti nell'ambito del piano olivicolo regionale e nei POP 94/99 dell'Unione Europea), caratterizzati da regolari sesti di impianto, dall'ausilio della pratica irrigua, da forme e sistemi di allevamento che permettono alle piante di raggiungere in tempi brevi la massima produzione. Tali interventi, tuttavia, privilegiano le zone di pianura, laddove l'ulivo dovrebbe sostituire altre colture tradizionali, quali gli agrumi, che attualmente versano in grave crisi economica; ciò potrebbe essere di grave pregiudizio per quell'olivicoltura di collina che un ruolo tanto essenziale ha avuto ed ha nella salvaguardia del territorio. Il panorama varietale dell'olivicoltura caronese è rappresentato essenzialmente da due varietà quali la Santagatese (alivi cumuni) e la Giarraffa (alivi raffa). L'amministrazione comunale di Caronia, convinta del fatto che la coltura dell'olivo può rappresentare un comparto trainante per l'economia agricola del paese, ha intrapreso una serie di iniziative atte a rilanciare il settore quali l'adesione all'associazione nazionale "Città dell'olio" e l'organizzazione di convegni e manifestazioni con lo scopo di sensibilizzare i produttori ed i cittadini verso questa coltura tradizionale, abbisognevole, comunque, di un più adeguato rilancio al fine di migliorarne la produttività in termini quantitativi e qualitativi.
(Tratto dal Calennariu Carunisi 2001 - Mese di Novembre) |